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| In mostra i gioielli di Fernanda Pivano |
Ci sono donne importanti, intelligenti, a volte geniali, da cui non ti aspetteresti una passione per la moda. Fernanda Pivano, scomparsa nel 2009 a 92 anni, era una di queste: ponte intellettuale tra l'Italia del dopoguerra e gli Stati Uniti dei grandi scrittori, traduttrice e artefice della conoscenza italiana della letteratura d'Oltreoceano, coltivava anche una passione per i gioielli. Una mostra, "Fernanda Pivano. Viaggi, cose, persone" (dal 5/4 al 18/7 2011, presso Galleria Credito Valtellinese, a Milano) si occupa di questo universo privato oltre alle famose lettere e ai grandi diari che hanno accompagnato la sua vita. La passione di Fernanda per i gioielli nasce nel 1965 a Santa Fe, nel New Mexico, dopo quel decennio da sogno che la portò a far conoscere in Italia nomi di grandi scrittori come Hemingway, Fitzgerald, Ginsberg, Kerouac o Borroughs. Per l'esattezza, il 19 aprile di quell'anno la traduttrice scambiò un sacchetto di marshmellowes con una collana di un indiano nativo. "Un cilindretto di chicchi gialli, rossi e blu", scrive nelle sue memorie, "legati a due pezzetti di cuoio e a un'unghia di coniglio". Quel momento è l'incipit di una piccola ossessione, la raccolta meticolosa di bijoux primitivi o etnici. Fernanda detestava chiamarli gioielli: quella parola, borghese in tutte le sue sfaccettature, era quanto di più lontano ci fosse dalla sua passione. Per lei, quei piccoli scarabocchi di pietre e corde erano romanzi, piccole memorie che raccontavano "una specie di prova che in quel posto c'ero proprio stata, con quella certa persona avevo proprio parlato, quei certi colori, sguardi, odori, suoni erano state realtà tangibili e non soltanto sogni della mia insaziabile ansia di vedere, toccare, sentire tutto il raggiungibile sul nostro pianeta". Questa brama la spinse oltre: fu tra le prime, nella Milano della grande rinascita negli anni Sessanta, a ripudiare le pietre preziose in favore delle creazioni di plastica di Paco Rabanne o Ettore Sottsass (anche queste in mostra), giusto qualche mese prima che tutte le damazze del capoluogo lombardo buttassero nei bauli fili di perle e diamanti, in favore dei nuovi bijoux di design. Nella vita di tutti i giorni, però, Fernanda preferiva indossare solo tre anelli d'argento, con more "tremblant", che enfatizzavano i suoi gesti ampi e calorosi sulla sua scrivania "così coperta di carte da non lasciare spazio per appoggiare le braccia". In mezzo a tanta letteratura, questa passione per la moda non risulta, poi, così strana. Anzi: sembra un monito a quanto bello, interessante e profondo possa essere ogni oggetto quando è scelto per la storia che racconta più che per lo status che rappresenta.
La mostra è ad ingresso libero.
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| Book Date: incontri al buio con lo scrittore |
Questo è un appuntamento al buio a cui si va con il libro del cuore. Questo nuovo tipo di evento si chiama book date ed è un mix tra lo speed date e il bookcrossing, un'occasione per conoscere gente nuova che condivide l'amore per i libri. Il Book Date arriva a Bologna il 7 aprile a Malazeni (via Mascarella 84/d) e le iscrizioni sono già aperte sul sito dell'evento
www.thebookdate.com.
Per partecipare si deve portare il proprio libro preferito o uno di cui si ha voglia di parlare e lo si segnala già dalla scheda di iscrizione sul sito. Una volta sul luogo dell'appuntamento, ci si spoglia del proprio nome e si prende in prestito l'identità di qualche grande scrittore come Melville o Virginia Wolf. Seduti in tavolini da due, ci sono cinque minuti per raccontarsi il libro portato. Allo scadere del tempo, le donne rimangono sedute al loro posto mentre gli uomini scivolano nel tavolo successivo e via a raccontare di nuovo sensazioni, suggestioni e avventure racchiuse in quelle pagine scelte. Al termine dell'incontro, ogni bookdater dovrà scrivere di volta in volta sulla scheda che ha con sé se ha gradito o no queste chiacchiere letterarie con sconosciuti nascosti dietro nomi altisonanti della letteratura mondiale. Ma il libro del cuore, quello portato con grandi aspettative alla serata, lo si dà in pegno alla persona con cui si sono passati i migliori cinque minuti, sperando magari che la cosa sia reciproca.
Scorrendo la lista dei libri scambiati finora nei cinque book date già organizzati in Italia, si percepisce una cura particolare nella scelta dei titoli portati. Se sono presenti gli immarcescibili “Il giovane Holden” e “Il piccolo principe” certo è che finora nessuno ha portato una delle fatiche di Moccia (salvo poi ritrovarselo tra i nomi dei grandi scrittori che girano in sala). Ma se una Lyala ha deciso di donare il proprio “Scusa se ti chiamo amore” ad uno che si era scelto l'identità di Sartre, nulla è perduto perché al Book Date non si va via a mani vuote. Ogni partecipante riceverà in dono un libro messo a disposizione da ISBN, Fandango e Zandegù, le case editrici che collaborano a questo progetto. E se quell'Italo Calvino o quella Elsa Morante tanto carini non vi hanno scelto, l'organizzazione entro 72 ore, dopo aver incrociato le schede, invierà gli indirizzi email di quelli per cui l'incontro è stato un reciproco “sì” anche se non proprio un colpo di fulmine. Al Book Date nessun genio della letteratura è insostituibile e qui, morto un Italo Svevo se ne fa presto un altro.
La Repubblica
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| Sfogliando libri antichi |
Due appuntamenti imperdibili a Milano per chi ama il libro antico:
Vecchi libri in Piazza
domenica 13 marzo sotto i portici di Piazza Diaz.
XXII Mostra del Libro Antico da giovedi' 9 a domenica 13 marzo, presso La Permanente di Milano.
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| Lucy camminava come noi? |
Dall’analisi di un reperto recentemente scoperto in Etiopia si deduce che i nostri antenati Australopithecus afarensis avessero già sviluppato i piedi ad arco che permettono una disinvolta andatura eretta.
Lucy è sicuramente il fossile più famoso: è il più completo scheletro di antenato di essere umano che sia mai stato trovato. Purtroppo le mancano i piedi, e per anni i paleontologi hanno discusso se gli Australopithecus afarensis camminassero come le scimmie o si muovessero invece come gli umani di oggi: la transizione da una vita parzialmente appesa agli alberi a una vita completamente terrestre è infatti una pietra miliare dell’evoluzione umana.
L’indizio chiave è l’arco del piede che conferisce all’andatura una leva propulsiva e permette di assorbire i contraccolpi mentre si cammina.
Ma a Lucy mancano i piedi… Recentemente ad Hadar in Etiopia, uno dei siti più ricchi di reperti umani, è stato trovato il fossile completo del quarto osso del metatarso di un Australopithecus afarensis. Il metatarso è quell’insieme di ossa del piede formato da cinque ossa lunghe e sottili disposte parallelamente, analogo a quello della mano.
Dall’analisi di questo osso è stato scoperto che Lucy non aveva i piedi piatti: il metatarso è piegato in modo che quando un’estremità del piede appoggiava per terra l’altra era sollevata di circa 8° rispetto al resto del piede. Di conseguenza Lucy poteva usare il piede come una leva, alzando il tallone e spingendo con la parte anteriore sul terreno, proprio come facciamo noi ora, e poteva così camminare per lunghe distanze senza difficoltà, cosa che invece non sarebbe possibile con un piede piatto.
(da
Oggi Scienza) |
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| Il giorno del ricordo |
Ancora una giornata per ricordarci del nostro passato, per non perdere la nostra memoria (non solo storica): il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo ed è dedicato alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell'Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre tutta l'Italia, grazie all'esercito Anglo-Americano, veniva liberata dall'occupazione nazista, a Trieste e nell'Istria (sino ad allora territorio italiano) si è vissuto l'inizio di una tragedia: la "liberazione" avvenne ad opera dell'esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito.
350.000 italiani abitanti dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave. Decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento titini. La loro colpa era di essere italiani e di non voler cadere sotto un regime comunista.
Trieste, dopo aver subito più di un mese di occupazione jugoslava, ancora oggi ricordati come "i quaranta giorni del terrore", visse per 9 anni sotto il controllo di un Governo Militare Alleato (americano ed inglese), in attesa che le diplomazie decidessero la sua sorte.
Solo nell'ottobre del 1954 l'Italia prese il pieno controllo di Trieste, lasciando l'Istria all'amministrazione jugoslava.
E solo nel 1975, con il Trattato di Osimo, l'Italia rinunciò definitivamente, e senza alcuna contropartita, ad ogni pretesa su parte dell'Istria, terra italiana sin da quando era provincia dell'Impero romano.
A Roma si è svolta questa mattina al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la cerimonia di commemorazione del Giorno del Ricordo. Erano presenti il vicepresidente del Senato della Repubblica, Rosi Mauro, il vicepresidente della Camera dei Deputati, Antonio Leone, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il giudice della Corte Costituzionale, Paolo Maria Napolitano, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, il presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Lucio Toth, il presidente della Commissione incaricata dell’esame delle domande per la concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati, amm. sq. Alessandro Picchio, rappresentanti del Parlamento, autorità e familiari delle vittime delle foibe.
Nel corso della cerimonia, prosegue una nota diffusa dal Quirinale, sono intervenuti il sottosegretario Gianni Letta e lo scrittore Enzo Bettiza. Il Presidente Napolitano ha quindi pronunciato un discorso. Ha fatto seguito un concerto dell’orchestra ‘I Cameristi Triestini', diretta dal Maestro Fabio Nossal. Precedentemente il sottosegretario Gianni Letta aveva consegnato i diplomi e le medaglie commemorative del Giorno del Ricordo ai familiari delle vittime delle foibe.
NAPOLITANO - Il triste ricordo delle foibe va mantenuto vivo in "parole e progetti lungimiranti" come quello della costruzione di un parco della pace che vada da Caporetto a Duino, "e insieme richiamandoci all’eredità del Risorgimento e del concorso di tanti patrioti delle terre adriatiche". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, celebrando questa mattina al Quirinale la Giornata del ricordo.
"Facciamolo nello spirito di serene e riflessive celebrazioni del 150esimo dell’unità d’Italia", ha detto il capo dello Stato prendendo la parola dopo il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, e l’ex parlamentare europeo Enzo Bettizz. Infatti "guardare avanti sarà il modo migliore di continuare a condividere il dolore di famiglie" come quelle delle vittime delle foibe, "e ad onorare il sacrificio di quanti caddero senza colpe per l’altrui violenza".
Riferendosi ai rapporti con la Slovenia e la Croazia, Napolitano ha preso atto di come "ci siano di fronte anche certe reazioni polemiche nei confronti anche di mie parole" pronunciate alcuni anni fa. Le incomprensioni sono state superate la scorsa estate con un incontro a Trieste e in occasione delle visita a Roma del presidente sloveno, Turk, "la prima che abbia avuto luogo dopo il riconoscimento dell’indipendenza di quel paese amico". Oggi "ci auguriamo che presto l’Unione europea accoglierà anche Zagabria".
La presenza di minoranze nazionali nei nostri tre paesi rievoca vincoli storici culturali che si snodano attraverso secoli di civiltà", ha sottolineato ancora il capo dello Stato "il quadro di fondo è una nuova comunità di valori fra i tre paesi. Siamo, o stiamo per diventare, tutti cittadini europei".
Ragione per cui è oggi "essenziale non restare ostaggi, nè in Italia, nè in Slovenia, nè in Croazia degli eventi laceranti del passato; non far nascere ancora conflitti dai ricordi". Al contrario: "possiamo finalmente guardare avanti, costruire e far progredire una prospettiva di feconda collaborazione sulle diverse sponde dell’Atlantico".
ALEMANNO - "È importante che tutti gli olocausti, anche quelli meno gravi della Shoah, vengano conosciuti dai giovani". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, inaugurando stamani, con la deposizione di una corona di alloro all’altare della patria, la settima edizione del Giorno del ricordo dei martiri delle foibe istriane. "Questo omaggio - ha aggiunto il sindaco - serve a costruire una coscienza e una consapevolezza concreta di ciò che è stato il 900 e di ciò che sono stati gli anni dei totalitarismi". Secondo Alemanno "la memoria deve essere complessiva e condivisa e dobbiamo avere una forte coscienza morale sui drammi del passato: se non si ricordano c’è il rischio che ritornino". Infine il primo cittadino della capitale ha ricordato che "in questi anni è stata compiuta una grande opera di memoria, anche per rivedere i libri di storia e per diffondere una conoscenza molto più ampia per quanto riguarda la tragedia della foibe".
TRIESTE, IL VESCOVO CREPALDI - "La foiba diventa una cattedra che ci insegna la più preziosa e la più utile delle lezioni di storia: se vogliamo la pace dobbiamo sempre rispettare la dignità della persona umana". Lo ha detto il vescovo di Trieste, mons. Giampaolo Crepaldi, celebrando la Messa alla Foiba di Basovizza, nel Giorno del Ricordo, presenti, assieme a cittadini e scolaresche, le massime autorità del Friuli Venezia Giulia. "A questa cattedra di vita dobbiamo portare i nostri giovani - ha proseguito Crepaldi -: impareranno qui la lezione più necessaria per la loro formazione; dobbiamo portare qui i dimentichi di Dio affinchè capiscono che le foibe nascono quando le sorti dell’umanità finiscono nelle mani ballerine degli uomini invece di restare in quelle solide di Dio; dobbiamo portare qui quanti sono infervorati da ciechi fondamentalismi ideologici per far loro conoscere il prezzo delle loro idee distruttive. Qui dobbiamo venire tutti per imparare, con cuore buono e limpido, a coltivare il bene, costruendo ogni giorno i ponti della pace, dedicando forza e volontà alle opera della giustizia e coltivando l’ideale evangelico della fraternità umana".
Crepaldi ha fra l’altro ricordato che la foiba di Basovizza che "è stata designata ad essere, dalla volontà di pace e di bene di tante persone, il monumento al ricordo delle tragiche vicende che si sono consumate, con una sconcertante efferatezza, in questi luoghi". Invitando a ricordare e pregare, Crepaldi ha consegnato "alla misericordia del Signore i tanti che sono stati vittime dell’odio, i loro parenti che ancora portano stampigliate sulla pelle della loro anima i segni brucianti di ferite dolorose". Ma - ha aggiunto - "affidiamo a Dio anche coloro che furono i carnefici, affinchè il Signore, che tutto considera con l’occhio dell’equità, della giustizia e della misericordia, trovi il modo per riparare una pagina disastrosa della storia degli uomini". Il sindaco di Trieste, Roberto Di Piazza, intervenendo alla cerimonia ha fra l’altro detto che "l’emersione della storia anche se non può cancellare del tutto le ingiustizie e il dolore, può però assolvere ad un altro compito: quello di fornire gli strumenti culturali per impedire che tutto ciò possa un domani ripetersi. Questo fine infatti, se non perseguito, vanificherebbe ogni ricerca di verità e di giustizia". Nel pomeriggio altra cerimonia con il presidente della Camera, Gianfranco Fini che interverrà al ridotto del Teatro Giuseppe Verdi.
(www.quotidiano.net)
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| L’orizzonte sonoro del mondo antico: incontri di archeologia musicale |
“L’orizzonte sonoro del mondo antico: incontri di archeologia musicale” è un felice connubio tra archeologia e musica che da cinque anni si rinnova tra le vestigia ricche di fascino di Tridentum, l’antica Trento romana.
Continua così l’avvincente viaggio - intrapreso nel 2007 in coincidenza con l’avvio presso il Conservatorio del corso di “Archeologia musicale del mondo antico” tenuto da Roberto Melini, musicista ed archeologo - alla scoperta delle radici della musica con l’intento di illuminare aspetti inediti delle culture antiche e allo stesso tempo di comprendere meglio gli orizzonti artistici di oggi.
Nel corso degli anni l’iniziativa è andata sviluppandosi suscitando un interesse crescente e coinvolgendo numerosi e autorevoli studiosi (come Restani, Rocconi, Hagel, Castaldo, Bellia, Simini, Ciarlantini, Cassio, Li Castro, Martinelli, Pappalardo oltre allo stesso Melini) e un numeroso pubblico di addetti ai lavori e di appassionati che ha affollato le conferenze.
L’edizione 2011 si apre mercoledì 16 febbraio, alle ore 17.30, con “Il karnyx, tromba dei Celti: i progetti di ricerca a Tintignac e Sanzeno”.
Protagonista dell’incontro sarà un raro e particolarmente significativo reperto, il karnyx, la mitica tromba da guerra dei Celti. Del karnyx si aveva finora notizia dalle fonti storiche antiche e da alcune suggestive immagini restituite da particolari reperti (rilievi marmorei, oggetti metallici, monete, etc.). Negli ultimi decenni, tuttavia, sono stati rinvenuti eccezionali manufatti originali, cosa che ha permesso di indagare in maniera scientifica le caratteristiche organologiche dello strumento e le sue relazioni simbolico-funzionali con il contesto. Oltre che nel nord dell'Europa, scoperte sono state fatte in Francia, a Tintignac, e in Italia, a Sanzeno in Val di Non. Christophe Maniquet, dell’INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives), e Rosa Roncador, coordinatrice, assieme a Paolo Bellintani, del progetto portato avanti dalla Soprintendenza di Trento, illustreranno i rispettivi progetti: e ntrambi hanno come obiettivo anche la ricostruzione di copie fedeli del karnyx, utili alla divulgazione e alla ricerca sperimentale su come lo strumento suonasse realmente.
Il secondo incontro, a cura di Gino Iannace, docente di Fisica Tecnica Ambientale presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, si terrà il
2 marzo e avrà per titolo "L'acustica dei teatri antichi”. Partendo dallo studio di teatri di epoca imperiale tuttora esistenti, come quelli di Pompei e di Benevento, si è proceduto allo studio dell'architettura e dei materiali, realizzando poi ricostruzioni virtuali focalizzate in modo
particolare sulle caratteristiche acustiche. Mediante l'utilizzo di
sofisticate ed avveniristiche tecnologie si è riusciti a ricostruire in modo scientifico quale fosse il reale impatto dei suoni e delle voci sugli spettatori dell'epoca. Di alcuni teatri viene ripercorsa l'evoluzione dall'origine alla decadenza (a seguito dell'avvento del Cristianesimo e delle invasioni barbariche), al lungo letargo del Medioevo (con la cavea occupata da umili abitazioni), fino alla rinascita in epoca moderna: questi luoghi, grazie all'appassionato intervento di mecenati di cui a volte si è persa la memoria, sono oggi ritornati ad essere luoghi di spettacolo.
La rassegna prosegue mercoledì 13 aprile con l’intervento di Robert
Wallace, docente di Studi Classici presso la Northwestern University (Illinois, Stati Uniti) che parlerà di “Damone e il mistero delle armonie”.
Vissuto ad Atene nella seconda metà del V secolo a. C., Damone fu amico di Pericle e attivamente partecipe delle trasformazioni socio-politiche che hanno contraddistinto quell'epoca. Le sue riflessioni filosofiche sulla musica sono alle radici della civiltà occidentale (furono riprese anche da
Platone) e vengono rispecchiate dall'ideologia rivelata dalle testimonianze iconografiche ed archeologiche. Questioni da lui sollevate sono tuttora
attuali: possono i suoni smuovere gli animi? In che modo la musica può servire alla politica? Le armonie possono davvero guarire le malattie? E'
possibile trovare una connotazione sessuale negli stimoli sonori?
Il ciclo di conferenze si chiude il 4 maggio con l’intervento di Lucia Lepore, docente di Archeologia della Magna Grecia e Metodologie della ricerca archeologica presso l'Università di Firenze, dal titolo “La colonia greca di Locri Epizefiri ed il significato dei suoi strumenti musicali". La necessità di reimpostare in modo nuovo la lettura delle vicende storiche e delle problematiche archeologiche della colonia achea di Caulonia in una dimensione territoriale più ampia, che comprendesse anche Crotone e Locri, ha consentito di studiare aspetti inediti della cultura di questi tre centri, facendo apparire come particolarmente significativo il ritrovamento di numerosi reperti riconducibili a strumenti musicali (frammenti di lire,
di cetre, di aulòi, incredibilmente ben conservati) prevalentemente
provenienti dalle tombe della necropoli Lucifero di Locri Epizefiri. Queste preziose testimonianze sono state analizzate in primo luogo nel contesto funerario, all’interno del quale sembrano alludere ad una ideologia volta a celebrare i caratteri di eccellenza degli individui sepolti con uno o più strumenti musicali, indi sono state messe in relazione con coevi monumenti iconografici e con le fonti scritte, per cercare di ricostruire il loro uso in contesti più ampi, quali le feste religiose e i rituali sociali.
La partecipazione agli incontri è libera e gratuita.
Il programma
L'ORIZZONTE SONORO DEL MONDO ANTICO: INCONTRI DI ARCHEOLOGIA MUSICALE 5° edizione
S.A.S.S., Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas Trento, piazza Cesare Battisti
16 febbraio 2011, ore 17.30
IL KARNYX, TROMBA DEI CELTI: I PROGETTI DI RICERCA A TINTIGNAC E SANZENO Christophe Maniquet, INRAP Institut national de recherches archéologiques préventives (Francia) e Rosa Roncador, Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici Provincia autonoma di Trento
2 marzo 2011, ore 17.30
L'ACUSTICA DEI TEATRI ANTICHI
Gino Iannace, docente di Fisica Tecnica Ambientale presso la Seconda Università degli Studi di Napoli
13 aprile 2011, ore 17.30
DAMONE E IL MISTERO DELLE ARMONIE
Robert Wallace, docente di Studi Classici presso la Northwestern University, Illinois, Stati Uniti
4 maggio 2011, ore 17.30
LA COLONIA GRECA DI LOCRI EPIZEFIRI ED IL SIGNIFICATO DEI SUOI STRUMENTI MUSICALI Lucia Lepore, docente di Archeologia della Magna Grecia e Metodologie della ricerca archeologica presso l'Università di Firenze
Coordinatore scientifico Roberto Melini
Informazioni
Provincia autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici Via Aosta, 1 - 38122 Trento Tel. 0461 492161 Fax 0461 492160
E-mail: sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it
www.trentinocultura.net/archeologia.asp |
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| A San Valentino, "Una pietra è per sempre" |
Presso il Museo Archeologico Nazionale di Sarsina (Fc), in occasione della festa di San Valentino, esperti e archeologi guidano il pubblico alla scoperta dei tanti versi d’amore incisi sui sepolcri romani del II secolo d.C. in tre originali appuntamenti a titolo “Una pietra è per sempre: lapidarie espressioni d’amore ”
"Madre pia, coniuge carissima, sposa felice, schiava e sorella affezionata, moglie meritevole, devota" o addirittura "santissima, pia, casta e virtuosa". Nonostante il poco spazio disponibile, le iscrizioni funerarie d’epoca romana non mancano certo di enfasi e pathos.
L’operatrice culturale Stefania Perini, l’ispettore onorario per l’archeologia Piergiorgio Pellicioni e l’archeologa della Soprintendenza Maria Teresa Pellicioni guidano il pubblico in un singolare viaggio tra le espressioni di affetto, i rimpianti struggenti e le frasi d’amore che i familiari vollero far scolpire per i propri cari e che arrivano a noi dal passato, perfettamente leggibili, quasi due millenni dopo.
Scopriamo così l’amore al tempo dei romani, perlomeno quello che trapela dalle dediche incise sui monumenti funerari dove il testo prende a volte forma di carme e la dolcezza delle parole rende immortale la dura pietra.
Pur illustrando l'intero museo, le visite si soffermeranno con più attenzione sulle epigrafi dove è espresso l'amore coniugale, in particolare sulle due iscrizioni di II secolo d.C. che recano carme sepolcrali come quello inspirato alle quattro stagioni che Cesio Lysimaco dedica alla moglie Marcana Vera.
In occasione delle visite guidate ad ogni coppia verrà regalata la pubblicazione “Sarsina: parole di pietra” che illustra le epigrafi del Museo Archeologico Nazionale.
Il Museo Archeologico Sarsinate partecipa all’iniziativa "Innamorati dell'arte" promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali: per tutte le coppie che il giorno di San Valentino visiteranno i musei, monumenti e siti culturali statali, è previsto un biglietto omaggio ogni due biglietti interi.
Per informazioni:
Museo Archeologico Sarsinate
Via Cesio Sabino 39 - Sarsina (FC)
telefono e fax 0547.94641
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| Riapre dopo 20 anni la Casa delle Vestali. Inaugurato l'itinerario di Via Nova. |
Uno dei gioielli del Foro romano ritorna agli antichi splendori: dopo venti anni viene restituita alla citta' la Casa delle Vestali, che si trova la' dove la piazza del Foro romano comincia a salire verso il Palatino, tra la via Nova e la via Sacra, dietro al Tempio di Vesta.
Oggi, infatti, dopo importanti lavori di restauro, e' stato inaugurato l'itinerario denominato via Nova, il tracciato stradale visibile sulla pendice Nord-Occidentale del Palatino, che con un percorso rettilineo va dalla zona a monte dell'atrium Vestae fino all'inizio del Clivo Palatino.
La strada attuale viene comunemente ricondotta alla pianificazione urbanistica successiva all'incendio del 64 d.C., ma potrebbe anche essere relativa a una sistemazione precedente.
L'inaugurazione del percorso si inserisce nell'ambito del programma di valorizzazione del patrimonio del Foro romano da parte della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, sostenuto dall'azione del Commissario delegato alle aree archeologiche di Roma e Ostia antica, Roberto Cecchi.
I lavori hanno riguardato complessivamente un'estensione di 4.085 metri quadri. Le opere di restauro e manutenzione sono state finanziate con i fondi Arcus e con quelli della programmazione ordinaria 2010 della Soprintendenza. Un primo intervento che ha avuto come obiettivo la riapertura dell'Atrium Vestae, di 1.568 metri quadri, e di un percorso di collegamento tra questo e la soprastante Via Nova ed ha previsto, al suo interno, tutte quelle opere di messa in sicurezza, consolidamento e restauro necessarie a garantire la sicurezza dei visitatori e il decoro e la conservazione del monumento. Nella casa delle Vestali vivevano le sacerdotesse consacrate al culto ancestrale, puro e nobile della dea. Per celebrarlo venivano scelte dal pontefice massimo sei vergini, fra i sei e i dieci anni, di famiglie patrizie e prive di imperfezioni fisiche, che prestavano servizio per trent'anni con l'obbligo della castita'.
''E' un altro luogo che viene restituito alla citta' e ai turisti che vengono a Roma per ammirare l'archeologia'', ha detto il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro. Per la soprintendente ai Beni Archeologici Anna Maria Moretti ''la Casa della Vestali ci racconta oggi la sua storia in modo puntuale grazie agli scavi condotti da Carandini''. A proposito dell'apertura di via Nova, Moretti ha sottolineato come sia ''nuovamente godibile la quinta architettonica monumentale del prospetto settentrionale della Domus Tiberiana oggetto di consolidamento statico per le criticita' che si devono alla situazione geologica di questo settore''. L'assessore capitolino Dino Gasperini, dopo aver sottolineato che si tratta di ''un traguardo che si aspettava da troppi anni'', ha ricordato che 19 milioni sono destinati all'area archeologica centrale (dal Circo Massimo al Colle Oppio) e provengono da fondi privati e pubblici, mentre 30 milioni sono destinati al Tridente.
Ministero dei Beni Culturali
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| Giornata della Memoria |
Dimenticare è cancellare.
Lo sa bene una casa editrice come la nostra, che del ricordo, della ricostruzione storica, del volgersi sempre a guardare il passato (anche per capire il nostro presente) ha fatto ragione del proprio essere.
E' dunque per noi doppiamente doveroso dare spazio, seppur quello minimo di un post su un blog, alla Giornata della Memoria che si celebra oggi.
Istituita dieci anni fa, si celebra ogni 27 gennaio, data in cui le Forze Alleate spalancarono i cancelli di Auschwitz per liberarla dai tedeschi. Quella che varcarono fu la soglia dell'inferno, un luogo dove beffarda spiccava la scritta «Arbeit macht frei» Il lavoro rende liberi. Da allora il mondo seppe, conobbe lo sterminio, arrivò a guardare negli occhi l'orrore dell'uomo quando si fa carnefice dei propri simili, credendosi migliore.
Il Giorno della Memoria ci aiuta a non dimenticare. Ci invita a non chiudere gli occhi, a non guardare dall'altra parte. Ci ricorda che queste cose sono accadute, nella realtà. In una realtà che è anche nostra.
Auschwitz è un simbolo. Uno - ahimè non l'unico - dei luoghi dove si consumò lo sterminio ebraico. La catastrofe ebraica, questo significa il termine Shoah.
E nemmeno questo genocidio è rimasto - ahimè - l'unico della Storia. Tanti ve ne sono stati e ve ne sono tuttora, sulla nostra terra (il genocidio del Ruanda, quello armeno, ucraino, cambogiano, bosniaco...)
Oggi vogliamo ricordare, insieme a quello ebraico, tutti i genocidi della Storia. Nella speranza che l'uomo impari dai propri errori passati, perché ogni uomo prenda coscienza di quello che può arrivare a fare l'odio, la supposta superiorità, la crudeltà. Perché ognuno possa estirpare da sé la seppur minima briciola di questi sentimenti. Ricordiamo l'orrore, ricordiamo le vittime e ricordiamo a noi stessi il peso della colpa.
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| Mostra didattica: Viaggi senza frontiere. |
Viaggi senza frontiere
Mostra didattica a tema a cura di Marisa Paolucci
Più di cento autori, da tutti i continenti, raccontano con i loro disegni l’emozione del viaggio. I sentimenti non hanno confini geografici e artisti lontani tra loro, senza essersi mai incontrati, hanno trovato convergenze che costruiscono il percorso della mostra.
Con i sogni, le speranze, le illusioni, le curiosità e il dolore che ciascuno di loro ha trasferito nei tratti decisi delle matite affilate.
Dai bambini ai quali è stato negato il futuro, alle donne vittime di tutte le guerre, dagli effetti collaterali di ogni battaglia, al prezzo troppo alto della libertà, dalla fuga dai disastri naturali in un mondo in fumo, alla povertà frutto delle ipocrisie contemporanee.
I viaggi verso il miraggio di un’Europa vicina e impossibile, la scelta di pagare qualunque prezzo per andare oltre il destino, con le speranze in una valigia, consapevoli del rischio di vedere un orizzonte negato
e un sogno incompiuto.
Marisa Paolucci è una giornalista, autrice di reportage dall’Africa per varie testate e reti televisive. Esperta di fumetto e satira politica africana e internazionale, è autrice di pubblicazioni sull’argomento e curatrice delle mostre: Africartoon (sulla satira e libertà di stampa in Africa: Expocartoon-Salone del Fumetto, Roma 2003); Sudafricartoon (sulla satira di denuncia nella lotta contro l’apartheid: Centro Dionysia per le Arti e Culture, Villa Piccolomini, Roma 2004; Comics, Torino 2005); Mafiacartoon (la prima raccolta internazionale di vignette sulla mafia e l’antimafia: Comics, Torino 2006; Contromafie gli Stati Generali dell'antimafia, Roma 2006); Schizzi d’acqua (mostra di disegni e vignette di autori italiani e africani dedicata ai valori dell’acqua, progetto di educazione ambientale e interculturale per AMREF, 2007).
Per informazioni:
Mibac
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| 2011 Anno Internazionale delle Foreste |
L’ONU proclama il 2011 l’anno internazionale delle foreste
L’Assemblea generale dell’ONU ha dichiarato il 2011 Anno internazionale delle foreste. La decisione servirà per aumentare la consapevolezza della popolazione mondiale su come migliorare la salute di tutte le foreste, che coprono il 31% della superficie della Terra. L’Anno internazionale delle foreste inizierà ufficialmente il 24 gennaio con un forum delle Nazioni Unite sul tema che si terrà a New York.
Liquida.it
Da parte nostra, proseguiremo nell'impegno assunto fin dall'inizio dell'attività editoriale: aderendo al progetto Greenpeace "Scrittori per le foreste" prima, e a quello "Deforestazione zero" poi, i nostri libri continueranno ad essere stampati solo ed esclusivamente su carta riciclata amica delle foreste.
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| Fast libri? |
«Basarsi sul consenso stabilito dalle vendite, sarebbe come eleggere a ristorante migliore del mondo McDonald's».
(Alberto Arbasino) |
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| Cercare, ma dove? |
« Troverai più nei boschi che nei libri.
Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. »
(Bernardo di Chiaravalle, Epistola 106 n.2) |
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| Il Sole e il Tartaro. La visione mitica del mondo nella Grecia antica |
Perché Eracle dovette passare per l’estremo oriente dell’orizzonte greco e compiere il giro del mondo prima di raggiungere il giardino delle Esperidi all’estremo occidente?
In che modo Elios, il dio Sole, che sembra talvolta trascorrere la notte nel paese delle Esperidi, può al mattino splendere a oriente?
In che modo l’Universo può essere stabile se è vero che al di sotto degli Inferi e del Tartaro si spalanca da sempre il baratro dell’Abisso primordiale?
Per dare una risposta a queste domande fondamentali, e ad altre in rapida scorsa, la presente indagine propone in un certo qual modo di seguire Elios nei suoi spostamenti da est a ovest, finanche nelle sue stazioni solstiziali o nel suo andirivieni tra uno zenit e un nadir, al limitare delle tenebre esteriori.
L’indagine sbroglia e annoda tra loro gli elementi che hanno contribuito a strutturare l’immaginario cosmologico dei poeti-pensatori dell’arcaismo greco: l’interpretazione dei dati geografici o cosmografici quanto le tensioni metafisiche sulla natura, finita o infinita, dell’universo. Non è che articolando questi diversi elementi che si è riusciti a dar pienamente conto del modello dell’universo che fa da scena alla storia degli dèi e degli uomini.
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| A Più libri più liberi gli editori stranieri: "Questa fiera non ha eguali nel mondo!" |
PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI, LA FIERA NAZIONALE DELLA PICCOLA E MEDIA EDITORIA
Roma, 7 dicembre – “Questa Fiera è impressionante!” Questo il commento a caldo di Frederike Doppenberg della casa editrice olandese Athenaeum Polak & Van Gennep a Più libri più liberi per la prima volta. “Sono colpita dal numero di editori indipendenti italiani, nel nostro Paese saranno quattro o cinque al massimo. Credo – ha continuato la delegata olandese – che dipenda anche dalla struttura della distribuzione, da noi è tutto molto più centralizzato e questo non aiuta l’emergere di realtà indipendenti. E’ molto bello – ha concluso la Doppenberg – vedere la passione degli editori quando parlano dei loro titoli, si capisce che per loro è molto più di un semplice lavoro, noi siamo interessati a un paio di proposte di narrativa”. Le fa eco Ayser Ali: “gli editori italiani hanno un atteggiamento romantico – ha notato la delegata della casa editrice turca Sistem Publishing – quando sono arrivata in Fiera non avevo aspettative e ho trovato una grande quantità di proposte interessanti”.
Grazie alla collaborazione con l’ICE, l’Istituto Nazionale per il Commercio con l’Estero, sono 15 gli editori e agenti da tutto il mondo presenti in Fiera per esaminare le novità editoriali e scambiare i diritti d’autore. Per la nona edizione di Più libri più liberi presenti editori/agenti provenienti da Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Portogallo, Russia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Ungheria e, novità di quest’anno, da Grecia, Turchia e Ucraina, in Fiera per la prima volta.
Aris Laskaratos della greca Aiora Press indica gli stand del palazzo dei Congressi: “il fatto che tutti gli editori abbiano uno spazio quasi identico è un bellissimo segnale che indica che tutti hanno la stessa attenzione, perché il valore della proposta culturale di un editore non si può certo misurare dal numero dei titoli. Mi piace questa Fiera – ha sottolineato il greco – perché qui si possono incontrare editori che in altri eventi simili sono offuscati dai grossi gruppi”.
Soddisfatta degli incontri anche Liza Ovsyannikova da Mosca: “In Russia l’editoria indipendente è molto specialistica, c’è poca concorrenza. Più libri più liberi mi ha colpita per la sua grandezza e il per il numero e la varietà degli editori” ha commentato la delegata della Ripol Classic.
La Fiera della piccola e media editoria diventa un vero e proprio modello internazionale di promozione della lettura e dell’editoria, come nota il portoghese Henrique Mota della Principia Editoria: “Vorremmo esportare questa formula, sarebbe un’eccellente opportunità per i piccoli editori portoghesi, non credo che esista una manifestazione del genere nel mondo! Il panorama editoriale del mio paese presenta molte somiglianze con quello italiano – ha notato l’editore di Lisbona - e vedo che qui in Fiera le cose stanno andando molto bene, io sono molto interessato a un titolo di narrativa e due di saggistica”.
(da Ufficio Stampa Più libri più liberi) |
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| Degli editor... parola di Fernanda Pivano |
Tra gli editor più illustri nella storia di questa professione, indimenticabili sembrano Maxwell Perkins, della casa editrice Scribners, e Saxe Commins, della Random House. Il primo è stato il grande artefice della disciplina imposta a due artisti imprevedibili come Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway; il secondo è stato il letterato al quale dobbiamo forse la possibilità di aver visto condotte a termine le opere di William Faulkner. Erano due amici insostituibili dei loro autori. […]
Quando Perkins morì il 17 giugno 1947 Hemingway fece fatica ad adattarsi a lavorare senza i suoi consigli, a prendere decisioni editoriali senza i suoi suggerimenti; mi disse spesso che si sentiva smarrito senza di lui. […] Forse è a causa della mancanza di Perkins che tante sue opere sono rimaste incompiute.
Il lavoro di questi grandissimi editor si svolgeva in una critica amorosa del testo, condotta con una umiltà che impediva agli autori di sentirsi offesi: una critica che segnalava le ripetizioni – grande pericolo anche per scrittori attenti fino alla pedanteria – o che indicava gli squilibri di scene che avevano preso la mano agli scrittori trascinati dall’emozione, o sottolineava episodi che invece erano stati trascurati. […]
Da questa scuola nacquero gli editor successivi, che non sempre avevano a che fare con grandi geni e che non sempre sono stati grandi editor, ma hanno raggiunto risultati importanti nella storia dell’editoria.
(da http://www.fieralibro.it/fiera/download/1988_fabbrica del libro.pdf)
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| Il canto delle pietre |
Dice il Talmud: “In quattro, tra i dottori, tentarono di entrare nel Giardino per contemplarne le meraviglie, ma solo rabbi Aqiva non ebbe conseguenze negative. Perché Ben Azzai a un certo punto morì, Ben Zoma impazzì ed Elijha Ben Avujja diventò eretico”.
Il Giardino è dove le pietre cantano.
E nell’inevitabile ubbidienza al proprio destino e nel necessario ossequio alle sue leggi immutabili, chi vi entrerà conoscerà la pazzia, la morte, il tradimento della propria fede e, in un solo, unico caso, la salvezza.
Marcus Stein è il primo a giungervi. E disincanta le pietre.
Ma questo non basterà.
Eppure, i grifoni dai lunghi becchi, le sirene danzanti, gli uccelli barbuti e le altre meraviglie presenti avrebbero cantato per tutti.
Per Padre Reginald, diviso tra la terra e il cielo, o per Don Daniele, sedotto dalle spire oscure di un Male più grande di lui.
Ciascuno non potrà impedire che quello che deve essere sia.
Solo il pastore Giovanni Squitieri, lontano, seduto in poltrona aspettando la cena, comprende: “La Verità vi farà liberi.”
Il Canto delle Pietre affonda le proprie radici in una teoria musicale suggestiva e ci ricorda che ogni cultura annovera tra i propri miti di fondazione del mondo quello secondo il quale in origine ci sia stata la Parola, il suono creatore, divenuto materia. Un romanzo che va ben oltre l’atmosfera misteriosa in cui si muovono i propri personaggi e che ci parla di un drammaticamente perduto legame tra uomo e Dio.
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| L'altro |
È l’alba. L’aria estiva è dolce. Il vecchio Simm e il suo cane Bic attraversano un villaggio ancora addormentato.
D’un tratto, un’imposta blu si spalanca e la facciata dell’Hotel Splendid si illumina di un viso sconosciuto. Un giovane straniero dalla pelle chiara.
L’incontro è fugace, eppure intenso. Lo scambio di qualche parola, ma più di tutto una condivisione di sguardi: Simm guarda l’altro e ne coglie la gioia, lo stupore di fronte al panorama. E attraverso quegli occhi ritrova i propri, e con essi “le basse case dei paesi assopiti, la vallata di alberi e rocce; più giù il mare opaco… l’orizzonte solcato d’avorio… il fianco delle colline… le siepi macchiettate dal sole…”, come li vedesse per la prima volta.
Ma all’improvviso i muri si increspano, ondeggiano, si contraggono in una violenta scossa di terremoto. Il giovane resta sepolto, risucchiato nelle profondità della terra.
Il vecchio si agita tra le rovine, urta i sopravvissuti che si aggirano come sonnambuli, si divincola da mani disperate, grida, a sua volta, sopra i lamenti e i richiami, scava con le unghie, trascina i soccorritori. Là, lui è là! Lo ha visto…
Ma nella follia straziata che segue il sisma, nessuno sembra credergli. Resta solo, sul luogo della tragedia, in un dialogo ostinato, con l’altro che resta invisibile, in un canto alla vita, alla rinascita.
Una tremula luce di speranza la porterà la piccola Aga, stringendo la sua lanterna e quella bambola rimasta senza testa, a cui ha dato il suo stesso nome.
Un romanzo poetico, una scrittura nitida e ingegnosa, che mescola più forme narrative: poesia, dialogo teatrale, sceneggiatura cinematografica.
Da questo romanzo è stato tratto il film L’autre (1991), per la regia di Bernard Giraudeau.
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| I racconti del pesce che piange e che ride |
Racconti d’acqua dolce. Racconti d’acqua salata.
E dentro, immersi fino al collo (qualche volta sommersi) personaggi “decostruiti”, malati, emarginati, che si lasciano trasportare, che hanno rinunciato redenzione e alla salvezza.
E il lettore quelle acque prova a navigarle, salvo poi restarne a sua volta inghiottito, travolto dal disincanto che pungola le forme concettuali ordinate e rassicuranti, ottenebrato da paradossi e ambiguità. Legge – naviga – e il riso si confonde con il pianto, la voluttà con la resa, il terrore col gioco, la commozione con la ferocia, fino a precipitare in finali surreali e inattesi.
Colpa forse anche di una specie di ‘canto delle Sirene’, ammaliatore e beffardo, che si leva da questi racconti. Una melodia sempre differente, che sa farsi milonga (d’amore e di morte) o (psycho)blues (Peschiera Borromeo), morbido tango in Lorella dice sì o delirante acid house ne La cura del mago. Le rime, le allitterazioni, battono sui denti come un mortaio tempo-ritmo.
Ritmo che sgorga da ogni riga, insieme ai colori che si mescolano sulla pagina, e intorbidano quelle acque fino a dipingerle di nuove sfumature: solchiamo così un liquido azzurro ne L’estate del Cerruti, onde antracite in Amore a prima vista, fino al bianco e nero de La Pescivendola di Nizza, dove tutto sembra stingersi e ricomporsi, nell’ennesimo paradosso.
Nulla ci viene risparmiato: odori, sapori, umori, crampi allo stomaco, corpi pesanti, sangue, sudore, piscio, perché questo è l’ordine di cose in cui si muovono la vita e la morte. Nemmeno loro, lo sanno bene i reietti di Malaspina, risparmiano nulla.
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| La ruota del criceto. Una storia dall'isola di Creta |
Kastemos, Creta.
“Una strada. Case a destra e case a sinistra. Fine.”
Ma Kastemos è molto di più. Lo sanno bene i suoi abitanti. Anche quelli che non credono a Ghiannis Professore e alla storia della balena incagliata alle estremità del golfo.
Kastemos è il cristallo dei fondali della spiaggia Pentolona, e il crepitio dei ciottoli rimescolati dalla risacca, è il profilo contorto degli ulivi e l’abbandono giocoso delle cornacchie nel vento.
È il ribollire degli alambicchi di Ghiannis Ferramenta che distillano metanolo, è il tempo intrappolato nei muri delle case insieme a frammenti di vasi minoici e fregi veneziani, è l’arca di Noè di Ghiannis Pescatore che guarda il mare distribuendo ghiaccioli e bibite, è un bidone di latta che si riempie di banconote al miagolare delle lyrae.
Ed è il luogo da cui è passato Aghios Ghiannis il Battista (“Duemila anni che nessuno cambia più i nomi ai bambini, in questo posto!”). E dove ha perfino fatto un miracolo. Anzi, non ha ancora smesso di farne, fortunatamente per Maria Pelosa e Ghiannis Pallina e per il loro matrimonio.
E al kafeneio Angolo, il criceto continua a correre nella sua ruota. Anche lui ha un’idea di quello che è Kastemos. Solo che non ricorda quale sia…
A Kastemos la vita sembra scorrere con un ritmo tutto suo, in un'alternanza di note alte e note basse, scandite dal quotidiano di uomini e animali, dal trascorrere delle stagioni tra frammenti di storia e cieli che cambiano colore e umore. Una narrazione poetica e ironica insieme, che ci restituisce le atmosfere di un luogo a tratti surreale e magico, dove si muovono personaggi che fanno di differenze e contraddizioni la loro vera ricchezza e che cantano, sommessamente, questa melodia perfetta, in armonia con il luogo in cui vivono, tra colline di ulivi e mare.
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| Le leggende inedite di Virgilio |
Le Edizioni Saecula propongono la PRIMA TRADUZIONE ITALIANA delle Unpublished Legends of Virgil, testo del 1899, di Charles Godfrey Leland.
Il volume, che si inseriva nel solco di una tradizione inaugurata dal Senatore Domenico Comparetti (cui il libro è dedicato), offre al lettore un accurato e interessante repertorio di brevi novelle, il cui protagonista è il sommo poeta latino, Virgilio.
Ma Virgilio non vi compare tanto come poeta, bensì in una veste insolita (e sconosciuta ai più) che l’epoca medievale confezionò per lui e che si perpetuò nelle narrazioni degli ambienti colti e in quelli del popolo, fino a giungere, pressoché intatta, all’epoca in cui Leland decise di studiarla e di preservarla dall’oblio.
Virgilio appare dunque come un mago, protagonista di imprese magiche e sciamaniche che, oltre a rivestire un interesse proprio, sono riflesso eloquente delle trasformazioni culturali dell’epoca.
Leland raccolse le novelle in un’ottica antropologica e le fornì di puntuali commenti, superando, in precisione e rigore etnografico, il suo predecessore.
Oggi è possibile apprezzare questo interessante lavoro anche in lingua italiana, con l’aggiunta, rispetto al testo originale, di un ricco apparato di note e riferimento bibliografici.
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| Yeats Country. Viaggio nello spirito dell'Irlanda |
Lo Yeats Country: 160 chilometri che si snodano in gran parte nella contea di Sligo. Un itinerario sulle orme del poeta William Butler Yeats, Premio Nobel per la Letteratura, nei luoghi che risvegliarono in lui l’ispirazione poetica e che offrirono al fratello Jack soggetti per la sua pittura.
Un percorso che ha il suo perno in una montagna che non è una montagna, il Benbulben. Perché tutto in Irlanda ha una dimensione differente da quella cui siamo abituati: le distanze, il meteo, i cartelli stradali... ti ci devi affidare, devi lasciarti condurre, se vuoi davvero compiere un viaggio, qui.
L’autore, con un taccuino e una macchina fotografica, si è fatto guidare attraverso questa terra da “una fotocopia sbiadita recuperata all’Ufficio del Turismo di Sligo, l’istinto e il vento”. E ci ha restituito un reportage vibrante e appassionato, un baedeker del tutto particolare, ricco di incontri eccezionali, di sguardi e di memorie, capaci di trasportarci in un luogo che è fuori dal tempo, oltre.
Un viaggio nella terra d’Irlanda. Un viaggio nel tempo. Attraverso sentieri e torbiere, scogliere a picco sul mare schiumoso, alture, e centri abitati che si addensano tra una distesa brulla e un prato d’erica.
Un viaggio dei cinque sensi. Un viaggio dello spirito. Ascoltando il canto del vento, sottile, e a tratti cupo, austero, e ancora, oltre, un suono di strumenti dolci, e tintinnanti risate di fate, e il bisbiglio ieratico di litanie lontane, che narrano storie antiche ed eterne... così che può capitare di scorgere, tra i rami intrecciati di un bosco ancora addormentato, un tramestio di foglie, e il profilo di qualcosa, nell’ombra di una corteccia... e di trovarsi a camminare accanto a qualcuno, disposto a fare un tratto di strada con noi e a raccontare a quale ritmo batte, ancora oggi, il cuore dell’Irlanda.
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| Halade mystai. Iniziandi al mare! Cart ruts una nuova interpretazione |
Un enigmatico reticolo di pietra. Solchi profondi e ben delineati, scavati su pianori rocciosi, allineati con precisione. E pressochè identici in tre siti dell’area del Mediterraneo che l’autore ci conduce ad esplorare: la necropoli di Su Crucifissu Mannu in Sardegna, la zona di Sovana, nella Maremma toscana e Clapham Junction, nei pressi di Mnajdra, a Malta.
Cosa sono, che scopo avevano, quei solchi? La scarna letteratura che ne tratta li definisce ‘cart ruts’, strade per carri. Sarebbero, dunque, rotaie oppure tracce di un antico trasporto di materiali da costruzione.
Ma l’autore, in questo libro, suggerisce alcuni spunti per una nuova lettura di queste evidenze archeologiche ampiamente sottovalutate. E lo fa a partire proprio dalla constatazione di una modificazione del paesaggio così similare, in zone abitate da culture apparentemente diverse. Apparentemente, per l’appunto. Perché senza dubbio un intervento identico sul territorio può far pensare a un medesimo modello comportamentale nell’interazione con esso e, quanto meno, a un sostrato culturale e forse religioso comune.
In un excursus che ripercorre migliaia di anni di storia e che va ad abbracciare tutta l’area del Mediterraneo, l’autore ricorda i Tirreno-Lidi e la loro cultura, strettamente connessa all’acqua e ai suoi culti, e ne propone un ruolo di primo piano per comprendere le cart ruts.
Attraverso un affascinante percorso nell’antica Geografia Sacra e le culture Misteriche, il lettore viene invitato a cogliere nuovi spunti con i quali interrogare il nostro passato. |
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